Festa della Madonna delle Galline (Pagani)

Pagani è un comune italiano di 35 537 abitanti della provincia di Salerno in Campania vicino Napoli

«La leggenda narra di una frotta di galline raspanti che riportò alla luce una tavola con il volto della Vergine. Il ritrovamento fu immediatamente interpretato come manifestazione divina e ne seguì la decisione di creare un appropriato luogo di culto, che si sarebbe evoluto successivamente nell’attuale chiesa santuario. La tavola, probabilmente portata da monaci sfuggiti dall’Oriente nell’VIIIIX secolo per sottrarre le sacre immagini alla distruzione iconoclasta, poi, si sarebbe rovinata ed avrebbe determinato l’incarico ad un artista di riprodurre la tela seicentesca, ufficialmente accolta con un segno miracoloso e venerata oramai da quattro secoli.»

La festa della Madonna delle Galline è un evento religioso e civile che si svolge annualmente a Pagani (Salerno) dal venerdì dell’ottava di Pasqua al lunedì successivo.

La festività, celebrata nell’omonimo santuario, è organizzata dai padri carmelitani del santuario stesso e dall’Arciconfraternita della Madonna delle Galline.

Storia

La tradizione popolare racconta che, in una chiesa arroccata tra i monti (nel comune, appunto, di Tramonti), era custodita una tavola lignea raffigurante la Madonna del Carmine (o Madonna del Carmelo). Una notte, la Madonna sarebbe apparsa in sogno al sacrestano, chiedendogli di dire al prete di riparare la chiesa, ormai fatiscente; in caso contrario, la Madonna sarebbe andata via, in un paese dove le avrebbero voluto bene “anche le galline”. Il sacrestano riferì tutto al prete, ma quest’ultimo la prese alla leggera. Le conseguenze furono gravi: ci fu, infatti, un forte temporale e il fango portò con sé il quadro a valle, verso il territorio del comune di Pagani.

Nel XVI secolo, nell’ottava di Pasqua, alcune galline, razzolando in un pollaio, riportarono alla luce la piccola tavola lignea.[1]

Una riproduzione della tavola lignea

L’immagine avrebbe compiuto ben otto miracoli. Tutto iniziò nel 1609, quando uno storpio, che si era addormentato davanti ad un locale di pertinenza dell’antica parrocchia di San Felice adibito a spogliatoio (o spogliaturo), lì dove si conservava la tavola trovata dalle galline, vide nel sonno la Madonna che lo invitò ad alzarsi e a buttare le stampelle perché era guarito. Il miracolo, evidentissimo, attirò sul piccolo oratorio l’attenzione generale e nel giro di pochissimo tempo si ebbero nuove guarigioni. Tra il 1609 e il 1610 si verificarono altri sette miracoli che confermarono nei fedeli, non solo dell’Agro, la devozione alla Madonna del Carmine, ribattezzata Madonna delle Galline.

Fu deciso, allora, di costruire una chiesa più degna per accogliere i fedeli e nel 1610 mons. Lunadoro, vescovo della diocesi di Nocera, ci dice che «per il concorso del popolo devoto, ch’ivi lassa larghe elemosine, si dà cominciamento ad una chiesa molto più capace» da costruire nel luogo in cui le galline avevano trovato la tavola. I lavori dovettero procedere con molta speditezza se mons. Stefano Vicari, nella sua visita pastorale fatta nel 1615, parla di una «ecclesia noviter erecta».[2]

Nell’agosto del 1786 il vescovo diocesano, mons. Benedetto dei Monti Sanfelice, pubblicò un decreto con cui il Capitolo di San Pietro in Vaticano stabiliva di incoronare solennemente la Madonna delle Galline in riconoscenza della protezione di Maria alla popolazione. La cerimonia di incoronazione avvenne nel 1787.

Svolgimento

Apertura delle porte

I festeggiamenti in onore della Madonna iniziano con il rituale gesto dell’apertura delle porte del santuario, chiuse da Pasqua per allestire il trono e preparare la statua della Santa Vergine, la quale, per antica tradizione, viene oscurata tutto l’anno alla venerazione dei credenti. Infatti, mentre l’immagine miracolosa è da sempre esposta sull’altare, la statua lignea fu creata solo per uno scopo processionale. Il telo che copre la nicchia della statua viene alzato solo nell’ultima settimana di settembre, quando ricorre la data dell’incoronazione dell’icona, alla quale è collegata una settimana di predicazione e di solenni messe. Questo evento attira migliaia di cittadini, paganesi e non, davanti al santuario.

La Madonna delle galline in processione

Processione

La festa religiosa si svolge la domenica in albis con una processione della statua della Madonna del Carmine trasportata su un carro anticamente spinto dai fedeli, ma ora dotato di un motore. A essa il popolo offre vari volatili, principalmente galline, ma anche paperecolombetacchinipavoni o gallinelle. All’offerta delle galline si accompagna quella di dolci o di tortani, torte rustiche infarcite di salame e uova, che costituivano un tempo il cibo ricco dei contadini. Le mamme avvicinano i loro bambini alla Vergine, affinché li protegga. La processione passa a rassegna le strade, i vicoli, i cortili e le masserie di Pagani con al seguito i gallinacei, che godono dell’ammirazione di tutti standosene appollaiati sul capo, sulle braccia, ai piedi della Vergine, noncuranti del vocìo, della musica e dei botti, che appesantiscono l’aria. Inoltre, lungo l’itinerario della processione i fedeli creano i toselli, edicole votive impreziosite da coperte di raso, merletti e stampi in terracotta. Nei cortili, dove il maggior spazio permette la realizzazione di un tosello più vistoso, trovano posto anche la statuetta della Vergine e dei piccoli pollai, a cui si aggiungono talvolta anche tammurriatemostre e banchetti. Davanti alla basilica pontificia di Sant’Alfonso la statua della Vergine riceve in dono, dai padri redentoristi, una coppia di galline, secondo la tradizione iniziata dallo stesso sant’Alfonso, che viene ricambiato dalla Madonna con due colombe. Subito dopo il rito dello scambio, la processione riprende per sostare nuovamente in Piazza Corpo di Cristo, dov’è a volte celebrata all’aperto la messa solenne, presieduta dal vescovo. Dopo la celebrazione eucaristica, il corteo continua il suo cammino e la Madonna torna al santuario, dove, a conclusione della processione, si canta il Magnificat.

Tammurriata

La caratteristica più importante che avvolge l’intera festa è la tammurriata, una forsennata musica popolare che scoppia il venerdì in albis, accompagna la popolazione per l’intera giornata della domenica e si conclude all’alba del lunedì successivo, quando il popolo dei devoti va a deporre ai piedi della Madonna le tammorre utilizzate durante la festa. La tammorra è un tamburo a cornice che sprigiona suoni determinati dall’impatto del palmo della mano e dalle dita. Il ritmo della tammurriata è determinato anche da un secondo strumento, strettamente in sintonia con la tammorra. Si tratta delle nacchere (o castagnette), due coppie di legno, che, fissate al medio delle due mani, producono un suono netto, squillante, che accompagna quello più cupo, assordante, della tammorra. La tammurriata determina l’inizio delle celebrazioni, accompagna il popolo in festa durante l’intera domenica e raccoglie i danzatori oltre la festa fino a suggellarla definitivamente. Passata la processione della Vergine, si creano i cerchi, dove i tammurriatori e i devoti danno liberamente vita alla tammurriata.

La deposizione delle tammorre

STRUMENTI

Tammorre:

Nacchere:

Tromba degli zingari

Triccheballacche

Fisarmonica

Deposizione delle tammorre

All’alba del lunedì, i tammorrari, impegnati da già tre giorni e tre notti a suonare e danzare nei toselli, si recano in corteo al santuario, dove depositano i loro strumenti ai piedi della Vergine e, ringraziandola, fanno un atto di sottomissione, per poi, senza mai voltare le spalle all’altare, lasciare il santuario intonando l’antico canto popolare Madonna de la Grazia.

https://www.youtube.com/watch?v=Bu3lw-dQzvE      (MINUTO 4.00 DEPOSIZIONE TAMMORRE)

I TOSELLI

Il Tosello:omaggio del popolo alla Madonna

Il tosello è il luogo dove l’invocazione alla Madonna si trasforma in forme sontuose,ricche,barocche. Il lavoro di preparazione inizia circa un mese prima della festa e consiste nell’addobbare l’angolo di un cortile per farne un omaggio(ex voto)quasi regale alla madonna.

Drappi di tessuto damascato,merletti,piante,fiori e una sequela di simboli contadini (attrezzi,grano,pane,vino) oltre le castagnette e le tammorre offerte dai tammurrari,attorniano l’immagine della Madonna,della “mamma delle galline”.

Il tosello apre la domenica mattina al passaggio della processione,momento in cui il devoto offre alla “mamma” i frutti del lavoro dei contadini e degli artigiani.

In serata,al tosello inizia la “veglia” alla “mamma” al suono di castagnette e tammorre .Così per tutta la notte emozioni fortissime cancellano la stanchezza nel ritmo incessante e travolgente dei canti e delle danze.

Solo all’alba,i tammurrari formeranno un corteo che s’incammina verso il santuario dove,dopo il canto ‘a figliola,deporranno le tammorre ai piedi della statua della madonna:in un gesto simbolico che mette fine alla festa e rimanda al prossimo anno.

Piatti tipici

I piatti tipici di questa festa sono i tagliolini al ragù, il tortano, il casatiello e i carciofi arrostiti, la cui cottura avviene sulla tradizionale furnacella (o fornacella), strumento da cucina simile al braciere.

Inoltre, mangiando i suddetti tagliolini, la tradizione vuole che ci si macchi la camicia. Tale macchia è detta schizzetto.

Riconoscimenti

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